COME SCEGLIERE IL DENTISTA

COME SCEGLIERE IL DENTISTA

Ad una mente sensibile e comparativa non sfugge la percezione della velocità di cambiamento delle scienze mediche.L’odontoiatria  negli ultimi 30 anni è stata protagonista di acquisizioni scientifiche che, con cadenza crescente,hanno scandito sempre più frequentemente il tempo, conducendo a conoscenze sempre nuove,che hanno determinato il superamento di tecniche e procedure precedentemente accreditate dalla ricerca,dalla tradizione,dalla utilizzazione clinica.

In odontoiatria,la velocità del cambiamento è conseguenza del vivo desiderio degli addetti ai lavori di superare le difficoltà operative nella diagnosi e nella terapia.

Nel quotidiano,il dentista si confronta in ogni momento con situazioni problematiche a cui deve necessariamente dare risposta se vuole vivere del suo lavoro.

A ben guardare,la professione odontoiatrica si riduce al  fatto che si incontrano  problemi e si ha l’esigenza di risolverli.

Per questo sono necessarie strategie di azione con strumenti utilizzati in modo appropriato per poter raggiungere l’obiettivo ideale della guarigione certa o quantomeno avvicinarsi il più possibile in termini di probabilità ad essa.Le difficoltà operative dipendono da una molteplicità di fattori dove assume rilevanza l’aspetto soggettivo ossia la variabilità di esito dipendente dall’operatore a parità ipotetica degli altri fattori (sono molti).Ecco allora che diventa requisito fondamentale il possesso di una mente duttile,capace,elastica,in continuo divenire, che permetta all’operatore di arrivare alla soluzione dei problemi medici che la professione giornalmente pone.

Il successo è,quindi,possibile nella logica del “problem solving” dell’insight” ossia del pensiero cosiddetto creativo e dell’intuizione.L’apprendimento,in sede di addestramento, la realizzazione corretta di procedure operative in sede clinica che presentano grado di difficoltà variabile da caso a caso, richiede,nell’odontoiatra e nel medico in generale,una “forma mentis” creativa capace di personalizzazione operativa ,di duttilità in rapporto al caso.

Ma la riflessione sulla necessità di requisiti di logica creativa nell’arte medica non è certo recente.Negli scritti di GALENO ,medico famosissimo del secondo secolo dopo Cristo,sono già presenti tali considerazioni.Nello scritto “Il miglior medico è anche filosofo”,egli riflette ed esprime i requisiti che un buon medico deve possedere:

-addestramento

-volontà e capacità

-appropriata deontologia(virtù: come temperanza e amore per la verità)

-metodo logico che lui identifica con la filosofia.

“…se per scoprire la natura del corpo e la varietà delle malattie e le indicazioni dei rimedi occorre essere esercitati nella teoria logica…”

La logica di Galeno è la  filosofia nella sua accezione più pura come conoscenza,amore per la sapienza,ricerca,che non rimane fine a se stessa ma trova una sua espressione operativa nelle strategie terapeutiche.

Per la ricerca psicologica degli ultimi 100 anni,la logica a cui si riferisce Galeno è quella del pensiero creativo ,produttivo,del “problem solving”.

Per pensiero produttivo si intende l’acquisizione di una conoscenza o abilità non posseduta nè appresa  in precedenza,che non è frutto del caso bensì risposta ad un problema evidente.Infatti,ogni volta che ci si trova di fronte ad una situazione nuova che non consente l’impiego di schemi di comportamento(cognitivi,operativi,etc.) già acquisiti ,si può attivare la logica(come cognizione,operatività,etc.) che qualora coronata da successo produce conoscenze nuove.

Ormai la medicina e la odontoiatria,grazie ai loro profeti e maestri,sono in grado di offrire certezze terapeutiche che possono essere raggiunte assimilando ed eseguendo tecniche apprese durante addestramenti mirati.Ma,dal punto di vista concettuale-prassico,un conto è apprendere in modo meccanico ed applicare magari anche con  precisione,le tecniche di intervento  con protocolli standardizzati, un altro è generalizzare,rielaborare, ristrutturare,intuire,personalizzare.

Nel quotidiano,la logica  della pratica medica e odontoiatrica non è però basata sul pensiero produttivo-creativo .Il “problem solving” è l’ultima carta quando schemi operativi appresi prima , tentativi per prove ed errori poi, non sono praticabili o non danno risultati.

In conclusione,quando si sceglie il dentista di fiducia,non si badi solo all’aspetto economico,alla tecnologia di strumentazione esibita,alla simpatia  e affabilità del professionista,al sorriso dell’assistente.

Dott.Giuseppe Sbardella – Odontoiatra

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