LA CARIE

LA CARIE

E’ forse la malattia più frequente della Terra. Ha le caratteristiche per essere considerata una vera e propria patologia sociale:elevatissima incidenza, rapida evoluzione,facile insorgenza di complicanze locali e generali.Utilizzando indicatori epidemiologici è possibile stimare il numero degli individui colpiti in un 95% di popolazione compresa tra  15 e 25 anni.

La carie è malattia ancestrale che accompagna la storia umana e con essa viaggia anche il dentista… tant’è che  ritrovamenti archeologici straordinari in Pakistan datano addirittura già al 10000 a.C. la pratica  di cure dentali.

Alcuni storici,durante una campagna di scavi in mesopotamia nei pressi dei resti di una antica città sumerica rinvennero una trascrizione su tavoletta di uno scongiuro sumerico contro il mal di denti dove lo scriba accenna, sia al presunto agente etiologico, sia alle conseguenze dolorose ,per poi descrivere la pratica medico-religiosa che si realizzava con una specie di esorcismo associato all’atto chirurgico di estrazione.

La malattia è scientificamente ben documentata  perché oggetto di particolare attenzione della ricerca e degli organismi dell’OMS fin dagli anni 50 del secolo scorso.

La Carie è una malattia infettiva a carattere cronico degenerativo di tipo necrotico,trasmissibile,ad etiologia multifattoriale,che interessa i tessuti duri dentali determinandone la distruzione.

La distruzione sarebbe conseguenza della decalcificazione provocata dall’acido lattico prodotto dal metabolismo della flora batterica orale in cui il cosiddetto “streptococco mutans” è il protagonista. Grazie alla graduale distruzione di smalto e dentina la carica tossinfettiva migrerebbe lungo i microscopici canalicoli dentinali sempre più profondamente fino a pervenire alla camera pulpare provocando la prima complicanza ossia la pulpite.L’orientamento odierno la fa un poco più complicata.Infatti,oltre ai batteri cariogeni ci devono  essere anche altri fattori di rischio favorenti o determinanti che sono :alimentazione ricca di carboidrati e le caratteristiche dell’ospite umano.

Nel cavo orale sono presenti centinaia di specie microbiche differenti, per lo più simbiontici con l’uomo.Almeno 20 specie batteriche hanno capacità di produrre scarto metabolico acido. Infatti lo Streptococco Mutans non è il solo, ve ne sono anche altri.Le proprietà principali di questi microorganismi sono:adesività alle superfici dentali,capacità di favorire la fermentazione di alcuni carboidrati assunti con la dieta,metabolismo basato sugli zuccheri,facilità di crescita in ambiente acido.

C’è certezza di associazione tra consumo di zuccheri  e l’alta incidenza di carie. L’elemento più importante nella genesi della patologia è la frequenza di assunzione e non la dose complessiva.

La variabile umana riguarda essenzialmente la saliva e le sue caratteristiche.La saliva esercita una importante azione protettiva grazie ai sistemi tampone che agiscono innalzando il ph quando scende al di sotto della soglia di rischio per la demineralizzazione di smalto e dentina.La saliva inoltre è fornita di sistemi antimicrobici e immunitari che agiscono sinergicamente nel controllo della flora cariogena.

Tra i fattori di rischio favorenti vanno indicate alcune situazioni socio-economiche che sono in grado di condizionare sia l’igiene alimentare che l’igiene orale personale.

La Carie è malattia che se trascurata può essere causa di complicanze sia locali che sistemiche.

Essa può comportare distruzione ampia della corona dentale,può evolvere in pulpite se arriva ad interessare la polpa (carie profonda );la pulpite provoca la necrosi del dente,che a sua volta evolve in gangrena gassosa,che può diventare ascesso dentario o granuloma;questi evolvono in cisti,flemmoni,batteriemie temporanee,reumatismi articolari,endocarditi,sepsi profonde,setticemie.

Quando il soggetto non è in grado di curarla o prevenirla in modo adeguato l’esito è spesso la perdita degli elementi dentari ossia l’edentulìa.

La terapia principe è la ricostruzione conservativa della porzione coronale distrutta quando ovviamente il danno non è molto grave. 

Dott. Giuseppe Sbardella – Odontoiatra

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